Gli archetipi

C.G. Jung ampliò ed approfondì il concetto di inconscio freudiano connotandolo positivamente e senza contrapporlo rispetto all’io cosciente. Secondo Jung infatti, conscio ed inconscio si completano reciprocamente nel processo di individuazione formando il Sé. Nell’inconscio sono presenti non solo tutti i contenuti rimossi, ma anche i contenuti inconsapevoli ereditati, tra cui le memorie degli antenati (Jung parla di karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli) e gli archetipi (dal greco “arché” = inizio, origine, comando, potere, e “tupos” = impronta, segno). Jung introduce quindi il concetto di inconscio collettivo come derivazione della struttura ereditata del cervello, in cui sono presenti istinti e archetipi, ovvero contenuti universali che appaiono regolarmente nelle persone già in età infantile e che non sono quindi riconducibili all’esperienza individuale.

Gli archetipi sono quindi strutture congenite ereditate (schemi di comportamento) da cui provengono le rappresentazioni o figure universali che ritroviamo nell’arte, nei sogni, nelle favole, nella mitologia. Queste forme simboliche diventano coscienti solo quando l’esperienza personale le rende visibili. L’archetipo è un concetto complesso e in quanto struttura inconscia transpersonale non è direttamente esperibile; ciò di cui possiamo essere coscienti sono le immagini o rappresentazioni archetipiche veicolate dalla cultura di riferimento. Un’importante caratteristica degli archetipi è di non essere confinati nella mente umana, ma di agire da ambiti trascendentali ed esercitare un’influenza sincronistica sia sulla psiche degli individui, sia sugli eventi del mondo fisico.

Secondo la teoria di Jung, gli archetipi che rappresentano le strutture psichiche di base si sono sviluppati come nuclei psichici separati. Essi sono: la Madre, il Senex, il Puer, la Persona o maschera sociale, l’Ombra o parte oscura, l’Anima, l’Animus, il Sé.

L’archetipo della Madre si configura come un’immagine primordiale, preesistente e superiore ad ogni fenomeno “materno”, e si manifesta sotto molte forme, ad esempio la “vecchia saggia” o la “dea della fecondità” nel suo lato positivo, la “strega” o la “madre terribile” in quello negativo.

Il Senex (in latino “vecchio”) racchiude nel lato positivo caratteristiche psicologiche come stabilità, maturità, saggezza, senso di responsabilità; in senso negativo si riferisce ad atteggiamenti derivanti da eccessivo tradizionalismo, dispotismo, cinismo e mancanza di fantasia.

Il Puer Aeternus (in latino “fanciullo eterno, divino”) deriva da un dio dell’antichità, successivamente identificato con Dioniso e con Eros. E’ il dio della giovinezza, della vita, della resurrezione dopo la morte, del rinnovamento. Nella psicologia analitica junghiana questa definizione viene attribuita a una personalità maschile che mantiene in età adulta caratteristiche adolescenziali e un’eccessiva dipendenza dalla madre. Si manifesta nel lato negativo come rifiuto di assumere responsabilità, in quello positivo invece risveglia le risorse creative e le capacità di rinnovamento della psiche.

L’Ombra rappresenta una parte inconscia della personalità, contraddistinta da inclinazioni e comportamenti, sia negativi che positivi, rimossi dall’Io cosciente. Nei sogni compare sotto forma di una persona dello stesso sesso del sognatore. Il riconoscimento della propria Ombra, generalmente, implica una crescita nel processo di evoluzione psicologica.

La Persona (in latino “maschera dell’attore”) esprime il ruolo sociale, derivante dalle aspettative della società e dell’educazione. L’Io equilibrato è in rapporto con il mondo attraverso una Persona adattabile. L’identificazione con la Persona, cioè con il proprio ruolo sociale, è in contrasto con lo sviluppo psicologico.

L’Anima (in latino “anima”) denota la parte inconscia femminile della personalità dell’uomo. Nei sogni è rappresentata da immagini di donne di vario genere, dalla seduttrice alla guida spirituale. L’Anima rappresenta la funzione relazionale (eros), quindi la sua evoluzione nell’uomo si manifesta nel modo di rapportarsi alle donne. L’identificazione con l’Anima può avere come conseguenza l’emergere di tratti psicologici come volubilità, eccitabilità, melanconia.

L’Animus (in latino “spirito”) definisce l’elemento maschile dell’inconscio femminile. Costituisce la funzione razionale (logos) e compare nei sogni come figura maschile. L’identificazione con l’Animus può manifestarsi con caratteristiche di ostinazione, durezza, sfida, mentre nell’aspetto più positivo mette in relazione la donna con le energie creative dell’inconscio.

Il Sé è l’archetipo dell’unità e della totalità della psiche, sulla quale esercita un effetto ordinatore. Si manifesta nelle visioni, nei sogni, nei miti e nelle fiabe come “personalità di grado superiore”, ad esempio come figura regale o eroica oppure in forme astratte, come cerchio, quadrato, mandala.

Il processo di individuazione junghiano viene anche definito “il viaggio dell’Eroe”, colui che parte alla ricerca del proprio Sé e che torna a casa per trasformare il regno e la propria vita. La ricerca implica dei rischi, ma offre come ricompensa la conoscenza dei misteri dell’anima umana, l’opportunità di trovare ed esprimere nel mondo i propri doni, la capacità di vivere in comunione con gli altri. Il viaggio non è un processo lineare né circolare, bensì a spirale: ogni volta che ci rimettiamo in viaggio, lo facciamo ad un nuovo livello.

Carol. S. Pearson descrive dodici archetipi principali che caratterizzano le varie fasi del viaggio eroico. La prima fase, quella di preparazione, è dominata dai seguenti archetipi:

  • Innocente: aiuta a sviluppare la persona o maschera sociale al fine di sentirsi amati e socialmente accettati ed inseriti;

  • Orfano: presiede alle parti psichiche che sono state negate, rifiutate o nascoste per mantenere la desiderabilità sociale;

  • Guerriero: sostiene l’Io difendendone i confini e soddisfacendone i bisogni ed è al servizio del Super Io;

  • Angelo Custode: presiede all’apertura del cuore e alla compassione per sé stessi e per gli altri.

In questa prima fase, impariamo a discernere tra chi ci può aiutare e chi ci tenta, sviluppiamo il coraggio, impariamo l’umanità e la compassione. Spesso, durante l’acquisizione di queste doti, sperimentiamo la “via delle prove” di cui non percepiamo il ruolo iniziatico, perché essa ci fa apparire la vita terribilmente dura. Quando abbiamo superato tutti questi esami, siamo pronti all’esperienza della metamorfosi, a “morire” e rinascere ad un nuovo livello di esperienza. Inizia così la seconda fase, quella del viaggio vero e proprio verso l’autenticità; essa è influenzata dai seguenti archetipi connessi allo Spirito:

  • Cercatore: ci spinge ad esplorare l’ignoto, a tendere verso la trascendenza, per poterci trasformare;

  • Distruttore: rappresenta la nostra Ombra, che dobbiamo necessariamente integrare per raggiungere la pienezza del Sé; è anche collegato a Thanatos, la volontà di morte;

  • Amante: simboleggia le nozze sacre che originano il Sé (maschile/femminile, luce/ombra, spirito/materia, conscio/inconscio);

  • Creatore: presiede al processo del generare la nostra vita, racchiude le potenzialità dell’immaginazione focalizzata sulla realizzazione del Sé.

Questi archetipi caratterizzano diversi stadi del processo di individuazione, attraverso cui esploriamo la nostra psiche, chiariamo le nostre aspirazioni, integriamo l’ombra, armonizziamo maschile e femminile, ci confrontiamo col senso profondo della nostra identità. Quando questo processo viene vissuto coscientemente, porta alla nascita del Sé. Il travaglio è vissuto con sofferenza, come conflitto interiore a volte molto intenso tra il proprio Io e la propria essenza spirituale, tra la propria parte maschile e quella femminile. Sentire e vivere questo dolore porta in seguito alla risoluzione del conflitto e alla nascita di una nuova unità di ordine superiore.

Segue quindi l’ultima fase del viaggio, quella del ritorno, in cui l’emersione del Sé è seguita dalla sua manifestazione reale e tangibile nel regno, cioè nella vita quotidiana. Gli archetipi implicati in questa fase rappresentano ciascuno un aspetto del Sé integrato:

  • Sovrano: è associato alla creazione dell’integrità e dell’ordine psicologici, in cui idealmente tutte le parti psichiche sono in armonia e hanno la possibilità di esprimersi;

  • Mago: è l’alchimista interiore che può guarire e trasformare il Sé quando l’ordine diventa troppo rigido; è implicato nell’integrazione dell’Ombra e nella sua trasformazione;

  • Saggio: è la parte della psiche che medita e osserva pensieri, emozioni, schemi comportamentali disfunzionali e proiezioni, percependone la verità retrostante;

  • Folle: rappresenta la molteplicità interiore e fornisce lo spazio per esprimere tutti i nostri sé nel mondo, per la gioia di farlo.

Ogni archetipo racchiude dentro di sé una duplice valenza, positiva e negativa, ordinatrice e perturbatrice. Per questo motivo è fondamentale prendere consapevolezza delle istanze che stanno agendo attraverso di noi in ogni fase della nostra vita.

1. Jung Carl Gustav, L’archetipo della madre, Bollati Boringhieri, Torino, 1981

2. Pearson Carol, Risvegliare l’eroe dentro di noi, Astrolabio, Roma, 1992

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