Essere genitori

Finché i tuoi figli sono piccoli, dai loro radici. Quando sono grandi, dai loro ali” (proverbio indiano)1

Secondo Massimo Recalcati2, la genitorialità si estrinseca in quattro compiti:

  • la maternità, che accoglie la vita rispondendo “eccomi” al richiamo del neonato facendolo sentire amato, accolto, contenuto, riconosciuto come figlio, non abbandonato, non solo; “eccomi” significa garantire la propria presenza amorevole e incondizionata per sempre, senza mai sentirsi proprietari della nuova vita;

  • la funzione paterna, che pone il limite e simboleggia la legge, prima fra tutte l’interdizione all’incesto, ed è indispensabile affinché il figlio possa comprendere che non è possibile sapere, essere possedere tutto; il senso del limite è inoltre alla base della capacità di desiderare;

  • il lasciar andare, dicendo “vai” quando necessario, ad esempio all’ingresso del bambino alla scuola materna e ancora di più durante l’adolescenza; il genitore deve saper rispondere al bisogno di appartenenza del figlio ma anche a quello di esplorazione e sperimentazione; i doni della genitorialità sono infatti due, la vita e la libertà;

  • essere al servizio dei talenti e delle inclinazioni del figlio, senza avere progetti sulla sua vita, perché questi possono diventare profezie auto-avveranti con esiti anche molto infelici; compito del genitore è trasmettere fiducia e testimoniare con la propria vita che è possibile essere felici e soddisfatti seguendo i propri desideri profondi.

I genitori trasmettono ai figli il senso della vita, attraverso i propri comportamenti quotidiani nel lavoro, nella relazione di coppia, in famiglia, nella cura delle proprie passioni. L’eredità fondamentale che i genitori sono chiamati a trasmettere simbolicamente con il proprio esempio è la capacità di desiderare, la spinta all’auto-realizzazione. Questa necessità è basilare nella società odierna, improntata al materialismo e al consumismo, e può essere soddisfatta solo attraverso il recupero della funzione simbolica paterna dell’interdizione, unita però alla dimensione del dono. In quella che Recalcati definisce l’epoca dell’evaporazione del padre, questi può offrire al figlio una testimonianza “non di cosa è in essenza il desiderio, ma di cosa può essere un’esistenza di desiderio”.3 La madre è invece chiamata a tenere alta la dignità del padre e a sopravvivere come donna alla maternità.4

L’accudimento dei figli può rappresentare per l’uomo una delle più grandi occasioni di crescita e di soddisfazione. Se coinvolto nella cura, egli può appropriarsi di potere affettivo, relazionale e familiare. Il suo ruolo è fondamentale per spezzare la simbiosi madre-figlio, che è funzionale nei primi mesi di vita del bambino, ma che rischia di essere soffocante nel caso in cui la madre non sia in grado di lasciare spazio all’individualità del figlio. L’uomo richiama a sé la donna, ricordandole che non è soltanto una madre.

Il modo di essere dei genitori e il tipo di genitorialità che essi esercitano influisce molto sulle caratteristiche e sullo sviluppo del bambino. Ma fortunatamente questo processo non rappresenta un meccanismo di causalità rigido: non tutto proviene dalla madre e dal padre. Occorre considerare anche le caratteristiche temperamentali del bambino, la sua unicità, ed essere consapevoli dell‘essenza transpersonale che egli incarna. Questa visione è importante per contrastare la coloritura narcisistica dell’amore parentale: i genitori tendono fisiologicamente a proiettare il proprio Io ideale sul figlio, attribuendogli tratti di perfezione e aspirazioni irrealizzate, rischiando di trasformarlo in un prolungamento di sé stessi. Essere genitori significa accedere alla dimensione dell’amore incondizionato, dove tutte le risorse sono impiegate per sostenere la crescita di un altro diverso da sé, senza aspettarsi nulla in cambio.

Del resto, se siamo in vita lo dobbiamo a qualcuno che si è preso cura di noi quando non saremmo stati in grado di sopravvivere da soli, e diventando genitori restituiamo alla vita la stessa incondizionata generosità.

1 Ulsamer Bertold e Ulsamer Gabriele, Genitori e figli, le regole del gioco, Età dell’Acquario, Torino, 2008, pag. 121

3 Recalcati Massimo, Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca moderna, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011, pag. 84

4 Recalcati Massimo, Il complesso di Telemaco, Genitori e figli dopo il tramonto del padre, Feltrinelli Editore, Milano, 2013

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